martedì 30 settembre 2008

La maledizione del terzo lievito

Proprio non riesco a capacitarmi per quest’odio viscerale che il lievito madre nutre nei miei confronti. E dire che ho sempre creduto di avere una certa affinità con i lievitati… È la terza volta che ci provo, e dopo cinque giorni sembra che stia nuovamente per tirare le cuoia. Oggi ho provato a rinfrescare aggiungendo un pochino di yogurt, come mi aveva suggerito Lory. Vedremo come andrà a finire... Gli do tempo fino a venerdì, se non si sarà ripreso riceverà la mazzata finale. E pensare che quello di Uvetta dà segni di vita dopo quaranta (40!) giorni d’abbandono. Dal momento che la pasta acida (che acida non è, mannaggia!) che mi si ritorce contro non bastava, ho anche scoperto di aver fatto una ca…a colossale. Ho messo il genepì nelle bottiglie di vetro che uso per il latte crudo. Le ho chiuse con il solito tappo… Le ho aperte per capire a che punto fosse il liquore e per poco non svenivo direttamente nel frigo: retrogusto di latte!!! Ho tolto immediatamente i tappi, tirato fuori dal frigo le bottiglie e lasciate aperte per un po’. Chiuse con dell’alluminio, perché di tappi nuovi non ne ho. Ho come l’impressione di aver sprecato tempo, denaro ed erbette… Niente foto per oggi, sarebbero immagini grigie su sfondo nero, come il mio umore!

venerdì 26 settembre 2008

Rientro alcolico

Quest’estate ho ricevuto in dono una decina di grammi di Genepì. Lo so che è vietato raccogliere le piantine, ma ormai me le avevano portate e buttarle sarebbe stato uno spreco. Lasciatemi anche dire che queste sono state raccolte su una parete di roccia piuttosto difficile da raggiungere anche per chi arrampica, e che pare ce ne fosse una distesa (la giustificazione addotta di fronte al mio naso arricciato). Piuttosto io credo che se tutti quelli che vorrebbero raccoglierlo ne prendessero una decina di grammi a testa (e vengono fuori due litri abbondanti di liquore) non ci sarebbe bisogno di divieti… Perdonato il raccoglitore folle (che non ha chiaramente sradicato le piantine, ma le ha recise), fiduciosa mi sono cimentata nella produzione di Genepì casalingo. La mia unica esperienza precedente era quella del limoncello, ed era piaciuto parecchio: infatti aspetto che arrivino dalla Calabria i limoni di un piccolo agrumeto dove, ne ho la certezza, non vengono usati pesticidi&Co per dare il via alla produzione 2008/2009 (ma quest'anno intendo abbondare, perchè il litro dell'anno scorso è sparito in men che non si dica). Leggendo qua e là ho visto che ci sono alcune ricette che prevedono l’utilizzo di diverse varietà di piante, che io non avevo sottomano (e che immagino non sarei nemmeno in grado di procurarmi), mentre altre indicano come unico aroma il genepì. Io questo avevo e questo ho usato…
Per due litri abbondanti di liquore:
- 1 litro di alcool 95°;
- 1 litro di acqua;
- 800g di zucchero;
- 10 grammi di genepy (una trentina di piantine);
Innanzitutto ho lasciato seccare su una gratella le piantine per due-tre giorni, poi le ho messe in infusione nell’alcool per tre settimane. Trascorso questo periodo si prepara lo sciroppo versando lo zucchero nell’acqua a 60°C e mescolando. Si lascia raffreddare, si filtra l’alcool con un colino a maglie molto fitte e si uniscono i due liquidi. Si versa nelle bottiglie e si lascia riposare almeno due settimane prima di consumare. Tra quindici giorni vi farò sapere.

lunedì 15 settembre 2008

Pausa

Grazie a tutti per i messaggi affettuosi, la mia micia è a casa da due giorni ma non ho avuto modo di scrivere un nuovo post. Era un po’ puzzolente e molto spaventata, ma adesso sta meglio e ha ripreso a mangiare. Ho deciso di prendermi una pausa di qualche giorno dal blog, perché la scorsa settimana è stata parecchio pesante: delusione profonda per una persona che credevo essere migliore e, soprattutto, un amico che se n’è andato per sempre. Non ho nessuna voglia in questo momento di mettermi a cucinare o di scrivere post divertenti e/o interessanti. Prometto che ritornerò molto presto, voi intanto continuate perché vi tengo d’occhio…

mercoledì 10 settembre 2008

Smarrita- per tutti i torinesi

Oggi (9 settembre) all’ora di pranzo è sparita da casa di mia mamma in zona piazza Omero- piazza Cattaneo la mia gatta Dori. È anziana ed epilettica. Ha già saltato una compressa di Luminalette, che è il farmaco necessario per prevenire le sue crisi convulsive. È tutta nera, come si vede dalla foto, è molto lenta, non corre e non salta. È anche molto docile e si fa prendere in braccio. Spero che possiate girare la mail alle persone della vostra rubrica in modo da avere più possibilità di ritrovarla. È molto importante, non può resistere a lungo in strada da sola: non è in grado di procurarsi il cibo da sola né di difendersi dagli altri gatti. Grazie!

sabato 6 settembre 2008

Disfatta

Direi che il mio lievito madre è passato a miglior vita. Ieri l’ho rinfrescato sperando si riavesse ma stamattina non dava segni di ripresa. La palla che ho impastato ieri si è afflosciata ben bene e sa di aceto. La consistenza è gommosa e la superficie lucida. Forse ci riproverò, ma non ne sono del tutto sicura. Magari tenterò ancora seguendo il metodo di cui ho letto sul mio libro-Bibbia. Se non dovesse funzionare nemmeno quello la conclusione sarà che tra la pasta madre e me non c’è feeling… Archiviato momentaneamente il capitolo lievito madre (che fastidio!) passiamo a qualcosa di più piacevole. Stamattina al mercato ho fatto incetta di formaggi nostrani: tomini di capra, di mucca, robiole di pecora e capra, ricotta… sto cercando di lievitare al posto della pasta madre, in pratica. I tomini di mucca mi piacciono tantissimo fatti alla piastra avvolti da un salume. Non essendo i classici speck e pancetta i miei preferiti, ho deciso di abbinarli a del capocollo lucanico Dop proveniente dal solito bellissimo negozietto (“-etto” perché è davvero piccino).
Il capocollo è dolce e si sposa perfettamente con il sapore altrettanto delicato del formaggio. Dopo aver avvolto i tomini con quattro fette di capocollo ciascuno li ho fatti scaldare sulla piastra. Due minuti per lato sono più che sufficienti perché i formaggi si sciolgano all’interno e la copertura non diventi troppo croccante.
Dopo la cottura...
Che delusione il lievito madre…

venerdì 5 settembre 2008

Sono preoccupata

Dire che sono preoccupata è poco: questo è il mio lievito giunto al momento del terzo rinfresco.

È alto la metà di quanto era alto ieri… e puzza anche un po’. Io ci ho provato comunque a rinfrescare, magari sono solo un po’ ansiosa…

giovedì 4 settembre 2008

Crème caramel al latte di mandorla

Questo dolce è stato una delusione totale. Avevo deciso di prepararlo per una persona cui tengo tantissimo, solo che l’emozione deve avermi tradito: volevo togliere 30 grammi di zucchero dalla ricetta e invece li ho aggiunti… Stucchevole è dire poco. Cassato in pieno. E mi è pure toccato finirlo perché era troppo dolce e sarebbe avanzato. L’idea però non era malvagia: volevo aromatizzare il latte con il latte di mandorla qui sotto

Ne ho messo pochino, ma raddoppiando la dose dovrebbe andare. Quando ne avrò il coraggio ritenterò.

Per 6 stampini singoli (la ricetta corretta): - 300 ml di latte (io ho usato quello crudo); - 200 ml di latte di mandorla; - 2 uova intere e quattro tuorli; - 90 grammi di zucchero (la ricetta originale ne prevede 150, io volevo toglierne 30 perché ho usato solo 100 ml di latte di mandorle) + 120 per il caramello; - vaniglia; Fate bollire a fuoco lento il latte dopo averlo mescolato con il latte di mandorle e la vaniglia (io uso quella in polvere) girando spesso per evitare che si attacchi. Lavorate i 90 g di zucchero con le uova. Quando il composto è diventato spumoso versate il latte bollente a filo. In un pentolino mescolate lo zucchero con un cucchiaio d’acqua e fate scaldare. Io non giro mai il caramello, quando lo zucchero inizia a liquefarsi smuovo il pentolino. È pronto quando il liquido è marrone non troppo scuro. Oltre diventa troppo amaro. Versate il caramello negli stampini e coprite con il composto di latte e uova. Fate cuocere a bagnomaria nel forno a 180°C per circa 40 minuti. AGGIORNAMENTO SUL LIEVITO MADRE Ecco come si presenta la mia creatura dopo 72 ore di lievitazione.

Domani procederò con il terzo rinfresco. Mi sembra di essere sulla buona strada...

mercoledì 3 settembre 2008

Alici e patate in tortiera

Iniziamo dalle cose serie: ho rinfrescato la pasta madre dopo 51 ore di lievitazione… Sono speranzosa: quando ho tolto l’impasto dal contenitore per prelevarne 100 g si è staccato facilmente dalle pareti, e non si è appiccicato troppo alle mani. Il primo era una pappetta ingestibile che mi ha fatto penare parecchio. Mi sembra un primo buon segno, nevvero esperti di lieviti?!? Ho reimpastato con 100 g di farina e 45 di acqua ed è venuta fuori una pallina morbida e compatta che ho rimesso nella ciotola di vetro. Sembra bella… A domani con l’aggiornamento. Parlando di cose ancora più serie… ho scoperto che da Eataly puliscono il pesce. Tutto, anche il chilo di alici che avevo comprato. Che sollievo non doverlo fare a casa con le bestie che gironzolano in cucina e fanno finta di essere dei piccoli affamati… alla fine tre alici se le sono comunque pappate.

Indi per cui, ieri sera sono rientrata con le mie aliciotte decapitate e diliscate e in men che non si dica avevo la tortiera di alici e patate pronta. Dimenticavo, il pesce lo pesano dopo averlo pulito! Per una tortiera di 26 cm di diametro - 800 g di filetti di alici; - 5 patate grandi; - un paio di spicchi d’aglio; - pangrattato; - olio; Si versa l’olio sul fondo della teglia in modo da ungerlo uniformemente per far sì che le patate non si attacchino. Si copre con un primo strato di patate sovrapposte. Si sala e si aggiunge uno spicchio d’aglio tagliato a metà, se piace. Si coprono le patate con metà delle alici (e si risala), si ricoprono le alici con le patate e si completa con un ultimo strato di alici. Io che non amo il sapore troppo forte del pesce ho aggiunto un ultimo strato di patate di copertura, l’ho unto e cosparso di pangrattato. Infornato a 200°C per circa 20 minuti. Tra uno strato e l’altro e sulla superficie, poi, ho aggiunto una grattata di parmigiano. So che potrebbe sembrare un’eresia, ma ho voluto copiare la tecnica che usa Lia per le cozze gratinate. Ci sta benissimo! Chi l’ha detto che pesce e formaggio non vanno d’accordo?

L'ultima...

martedì 2 settembre 2008

Ragguagli

Rapido aggiornamento: ecco come si presenta il blob dopo 26 ore di lievitazione. Domani farò il primo rinfresco. Speriamo che stavolta ce la faccia...