So che mi giocherò la reputazione, ma devo ammettere che fino a pochi mesi fa, non essendo a conoscenza dell’esistenza della contrada di Nubia - in quel di Erice (TP)- ero convinta che l’Aglio Rosso presidio di Slow Food fosse originario della regione africana oggi condivisa da Egitto e Sudan…
Me ne vergogno e mi sono già cosparsa il capo di cenere più e più volte.
Grazie ad
Enza, però, ho scoperto la vera origine di questa Liliacea (già… come i porri, le cipolle e gli asparagi. Ma anche come i gigli, i giacinti e i tulipani). E la scorsa settimana ho anche ricevuto in dono un paio di teste da impiegare in una bagna càuda siculo-piemontese che teoricamente dovrebbe diventare il piatto principale di una serata che
il mio solito pusher di prodotti meridionali ed io dovremmo organizzare (ammesso che si trovi il luogo adatto e che le spese per l’allestimento della sala non ci taglino le gambe in partenza).
Ci piacerebbe dare il via ad una serie di cene a tema in cui la cucina piemontese (ma anche quella francese, o quella lombarda o quella di qualsiasi altra zona ci venga in mente) possa coniugarsi con i sapori meridionali. Sicilia in questo caso, per via dell’aglio. Ma potrebbe esserci anche la Campania, per esempio, con le alici di Cetara da condire con il classico bagnetto verde (o rosso) piemontese; o i nostri krumiri tipici accompagnati da qualche vino passito…
Ce la faremo? Chi lo sa…
Per il momento io ho sperimentato questa ricetta, che mi ha soddisfatto e che intendo ripetere a breve.
Notare il colore rosso caratteristico delle tuniche interne
Il sapore di questo bulbo è molto intenso; allo stesso tempo, però, non si sente affatto il caratteristico profumo (per qualcuno si chiama puzza) di aglio.
Quanto alla bagna càuda… beh, l’odore si sente, eccome!
Per quanti non la conoscessero si tratta della classica salsa piemontese a base di aglio, olio e acciughe che viene servita accompagnata dalle verdure. Tipicamente peperoni (crudi o cotti), cardi, barbabietole e topinambur, anche se ognuno poi aggiunge/toglie quello che gli pare.
La nonna, che è veneta ma fa una bagna càuda spettacolare, non porta mai in tavola le barbabietole. Ci sono però in aggiunta carote, finocchi, carciofi (crudi) e patate bollite.
Spesso vengono servite versioni “addomesticate” in cui l’aglio viene cotto nel latte in cui è stato in ammollo per qualche ora, oppure vengono aggiunti panna o burro.
La vera bagna càuda, però, è costituita da quei tre soli ingredienti che vi ho indicato prima.
Nella mia famiglia si usa prepararla così: si prende una testa d’aglio per persona, si pela e gli spicchi (a casa mia l’anima non si toglie, non so se per pigrizia o per avere un alito ancor più pestilenziale il giorno seguente) vengono lessati in acqua.
In un pentolino a parte si mettono tre alici sotto sale (chiaramente dissalate lavandole sotto acqua corrente e diliscate) “a cranio” e si copre di olio (possibilmente ligure, chiaramente extra vergine). Si fanno sciogliere le alici a fuoco molto lento, non devono soffriggere, e si aggiungono gli spicchi d’aglio cotti e schiacciati.
Avendo il passaverdura impegnato ho versato gli spicchi interi frullando il tutto con il minipimer.
Se la salsa è troppo densa si diluisce aggiungendo altro olio.
Io la preferisco più consistente, in modo da raccoglierne una certa quantità quando si intingono le verdure, ma quella è una personalissima questione di gusti.
Chiaramente è necessario scegliere attentamente il giorno della settimana in cui prepararla. Consiglierei la serata del venerdì perché due giorni dovrebbero essere sufficienti per smaltirla.
La ciotolina è quella regalatami da
Sandra. Mi sa che d'ora in poi potrò usarla solo per la bagna càuda...
All’Aglio Rosso di Nubia è dedicato tra gli altri un
sito molto interessante che dà notizie dettagliate riguardo alla sua origine, alla coltivazione ed anche all’acquisto.
Lui invece è il piccolo Aglio, che non c'è più ma che è stato il mio primo vero cane: l'avevo trovato già vecchietto, malconcio e con un alitaccio... Da qui e dalla mia insana passione per il bulbo (che mangerei a spicchi come se fossero noccioline) il nome.